Salve Ragazzi,

 

Scrivo questo articolo per soffermarmi su un argomento spinoso che vede in lotta due enormi fazioni, la generazione dagli anni ’60 ai ’90 e quella moderna in cui rientro anche io. Il campo di battaglia su cui volano le palate è come potete capire dal titolo dell’articolo la musica; non solo il genere di musica che al giorno d’oggi ascoltiamo, condividiamo, viviamo, ma più in generale il concetto stesso dell’ascoltare la musica. Infatti oggi tutti i patiti di Hi-Fi rabbrividiscono ed escono in strada urlando al vento come in preda ad un attacco d’isteria quando il loro figlio, torna a casa e utilizza il loro impianto per ascoltare l’ultimo disco di qualunque artista contemporaneo.

 

Per fortuna mio padre invece di fare ciò iniziava solo ad incazzarsi di brutto con il tizio, definito ingegnere del suono dalla copertina dell’album, che aveva mixato e masterizzato quella porcheria. Purtroppo nel 99% dei casi devo dare ragione al genitore, questo non perché sia il solito cocco di papà, ma perché essendo stato abituato da lui ad avere un orecchio allenato e pignolo a qualunque cosa ascoltassi ho iniziato a capire fin da piccolissimo cosa significhi un disco, un vinile, un supporto qualsiasi fatto a regola d’arte e quella porcheria che ci propinano oggi col nome di musica e che anche un sordo la definirebbe in qualunque altro modo tranne che musica. Purtroppo dobbiamo adeguarci ed io pur privilegiando l’assoluta pulizia audio, inseguita a più riprese nelle mie produzioni e mai soddisfatta a pieno avrei piuttosto dovuto inseguire la massimizzazione sonora che porta secondo me il brano a suonare solo più forte e non meglio o più colorito come dicono oggi.

 

 Il grosso del problema purtroppo è da ricercare sempre in coloro che comprano i brani, ovvero noi. Se prima infatti la passione per la buona musica e per gli impianti importanti era considerata quasi un culto dalla maggior parte delle persone, ora come la maggior parte delle cose ha conosciuto un progressivo calo di interesse, ma sopratutto di conoscenza e preparazione, che unita all’inesperienza o magari alla scarsa preparazione o addirittura ad assurde scelte di marketing, hanno portato un generale crollo della qualità finale della musica nonostante l’industria dei supporti negli anni, grazie a tantissime scoperte più o meno importanti ha portato ad un impennata positiva della qualità sia dei supporti digitali e delle tecniche e tecnologie dietro la produzione di musica a livello professionale e non.

 

La cosa sconcertante viene sopratutto dalla sofferente decisione dei discografici che, a fronte del uso sempre maggiore di cuffie ed impianti di qualità pessima per far “suonare” bene il brano durante il processo di mastering adoperano quello che in gergo si chiama compressione in stile “Brick Wall” ovvero Muro di Mattoni. Questa tecnica consiste nell’ effettuare tramite un pensate utilizzo di Compressori e Limitatori un appiattimento generale del suono del brano in modo da ridurre al minimo sindacale il range dinamico in cui il brano suona così da pompare a manetta i gain interni, raggiungendo così lo scopo di far sentire un brano che anche a bassi volumi suona forte, vigoroso e che non necessita di un buon impianto per riuscire a percepire tutte le frequenze in gioco. Questo oltre ad essere un grosso problema per la qualità intrinseche del brano, porta un ragionamento simile necessariamente anche in fase di missaggio, a fronte di questa sconsiderata idea, il brano opportunamente mutilato di frequenze che avrebbero dato colore agli strumenti, che a loro volta avrebbero necessitato di un mastering meno aggressivo per essere sfruttate a pieno e che quindi, infine, avrebbero ridotto il fattore “Boom” nelle casse. Ed è per questa sconsiderata idea, unita all’ignoranza dei fruitori che difficilmente riescono a capire ed udire la differenza tra un file MP3 ed un file Wave, quando gli inizi a fare discorsi del genere o si annoiano dicendo che a loro frega poco, basta che si senta o finiscono per prenderti in giro dicendo di aver magari afferrato il discorso e poi scaricano la musica da youtube alla penosa qualità oscene. 

 

Ne avrei di righe da scrivere per sfogarmi, però più che uno sfogo fine a se stesso, vorrei che questa mia riflessione facesse aprire finalmente gli occhi ai tanti non vedenti musicali che preferiscono vivere di musica mal masterizzata piuttosto che spendere un pochino in più per dotarsi di impianti degni, ma sopratutto coltivare la musica per quello che è, una delle cose più belle che l’uomo abbia mai creato e grazie alla quale anche persone magari un po inceppate con i meccanismi sociali come me possano esprimere quello che sentono davvero. A coloro che sentono la musica in giro per strada a cui chiedo in ginocchio di svegliarsi e provare appieno cosa significa sentire musica libera da vincoli e da logiche assurde. Sentite i grandi del passato, magari presi in qualità FLAC (Formato di musica non compressa, molto utilizzato in ambito P2P) oppure cercare di sostituire la vostra libreria con della musica almeno in MP3 a 320 Kbps in modo da iniziare a sentire magari frequenze nel vostro brano preferito che neanche sapevate che esistessero.

 

P.S. : Ricordatevi di procurarvi di un buon set di cuffie… E no, non sono le Cuffie della Beats !